03/04/25

“VOLENTEROSI” a Ripa

 


 Domenica ho trovato questo 6 di coppe caduto in terra, davanti al Duomo.

-          Potrebbe essere caduto dal mazzo di carte del Kit di sopravvivenza del 
Piano UE di Resilienza in caso di guerra”, di un “Volenteroso” di passaggio a Ripa.
Senza il 6 di coppe, come passerà quel guerriero le sue ultime 72 ore di vita, 
senza poter giocare a briscola?

 

-          Oppure fa parte di uno dei mazzi di carte del Comune che il sindaco ha messo 
a disposizione dei dipendenti presuntamente fannulloni, occasionalmente volenterosi?   

(Non sia mai adesso dovessero lavora’…) 

             Tranquilli, il 6 di coppe ce l’ho io e lo restituirò al volenteroso, chiunque esso sia:
             un fuori di testa di una qualsiasi delle 37 nazioni volenterose, o un semplice ripano.
 
PGC - 1 aprile 2025

29/03/25

ENTROPIA & EMPATIA in jazz

 

"IKI  Bellezza Ispiratrice

Francesco Cavestri/piano  Riccardo Oliva/el.bass  Mattia Bassetti/drums  -  feat. Fabrizio Bosso/trumpet

ASCOLI PICENO – Cotton Lab      21 marzo 2025 h21


 
      Filosofia giapponese stasera, con IKI si impara. Senza rischiare di apparire un’enciclopedia, ma navigando sia nei variegati noti “mondi del jazz” che in generi musicali altri, cronologicamente distanti, tecnicamente diversi, forse poco compatibili o sentimentalmente perfino “distaccati” (nel senso della Dolce Vita di Fellini). Con poi Bellezza Ispiratrice nell’accezione più ampia, con caldi rimandi alle suggestioni del cinema d’autore e ad ascolti analitici di categorie musicali improbabili, ibride, estinte o futuribili, ma sempre spiritualmente connesse. E’ il jazz che evolve, bellezza. 

 

      Questo giovanissimo trio sembra applicare il concetto di “distacco” anche al modo di suonare: producono il loro fresco jazz - all’apparenza ripetitivo, ma quando mai! - come se prendessero un tè - meglio una cioccolata - delle cinque, con riposata indipendente indifferenza. Musica agile, educata, senza esotismi: sonorità complesse nelle parti armoniche, fuggevoli ombreggiature classiche nei tempi sospesi, conciliazioni timbriche vigorose nei ritmi sostenuti, architetture intriganti, garbate infiltrazioni elettroniche… come ormai usa. Ma generandosi empatia cresce l’entropia generale del concerto - non propriamente in senso termodinamico, anche se in sala ce n’è di calore, ma in jazz. Stasera siamo in tanti nella “nostra” Cotton Lab Wunderkammer, credo soprattutto perché alla tromba - con la sua intimidatoria bravura - c’è Fabrizio Bosso, e quel Mattia Bassetti a destra è proprio di qui, di Ascoli, il batticuore se lo porta…

 

      Un trio che già vale. A partire da Francesco Cavestri, un raro “speciale ragazzo normale” di quelli che purtroppo oggi ne fabbricano pochi. Impensato pianista (sgobbone?) ma non solo: senza le pose da intellettualino, ma con linguaggio scelto e sorvegliato, chiaro facile e breve, lui parla racconta spiega intrattiene e diverte. Parole mai in combattimento tra loro, sempre nel tono “accordato giusto”, gli viene naturale. Veste prudente: ampi pantaloni scuri classici XL di buona stoffa di negozio di stoffe (con le pinces, la riga ben stirata, i sartoriali risvolti da 4 cm), cinta di cuoiomicacoccodrillo, vissuti mocassini bianco-neri più o meno dolce vita anni ’30, ordinaria maglia scura sottogiacca, monotinta, senza marchio nè scritte. Robusti ma instabili occhiali da vista e da studio avari di design, severi. Ripeto: nessun colore addosso. Suona il piano sicuro e composto come lo suona uno bravo nel tinello marron di casa, non gli serve fare scena. Costruendo gotiche cattedrali di note sa farne preziosi mosaici di paesaggi virtuali, di figure libere, di trasparenze, di suoni in movimento. Sperimenta un jazz suo.

 

      Anzi stasera, chissà come e perché, si butta anche a “cantare” - solo solo al piano - un “suo” Luigi Tenco vagamente in jazz, con l’aria oziosa e indagatrice di francesizzante flânerie che da lui ti aspetti: due sole canzoni per portarci lontano, lontano nel tempo… - quando il jazz era diverso e americano, quando qualche visionario pensava vedrai, vedrai… vedrai che cambierà… un giorno dopo l’altro.

A Francesco, ormai (quasi) tra i grandi, gli piace sempre da matti stare nel vivaio di Fabrizio Bosso.   

      Fondamentali nel trio gli altri due ragazzi Riccardo Oliva e Mattia Bassetti. Totalizzano in tre meno di 70 anni, forse un record a questi livelli. Ti chiedi come hanno fatto, come si sono incontrati, se sono nati tutti e tre insieme… stesso anno-giorno-ora? Si vede, come ognuno contagia bravura all’altro: suonano e si guardano, si guardano  e suonano… spielen. Sì, davvero giocano. 

-          Riccardo - dita lunghissime - imbraccia un lungo basso elettrico 6 corde che pare una chitarra. Lo tratta pure da chitarra quando serve, e fa bene. Però io non m’intendo, non so a chi rassomiglia quando suona così, son passati tanti fantastici bassisti al Cotton, lui neanche può averli visti tutti, eppure… Certo, che se fa parte del vivaio di Fabrizio Bosso… 
-          Mattia guida la batteria come una Ferrari a Montecarlo. Velocità. Precisione. Controllo. Nervi saldi. Pazienza. Resistenza. Sapienti pit stop. Tuoni e silenzi. Morbide carezze, timbri sferzanti dei piatti. Niente tracce di compiacimento sul volto, sogni. Cari e convinti applausi, ascolani.

Infatti, se fa parte del vivaio di Fabrizio Bosso…


E poi la tromba jazz Fabrizio Bosso: un monumento. Niente potrei dire, perciò, che non sia già stato detto. Dirò solo di come sia unica questa sua capacità di “adottare” giovani talenti, e indovinarci sempre, e suonarci insieme. Come “baricentro” stasera è stato perfetto. Ha fatto perfino 2 sorrisi.
 
PGC - 29 marzo 2025


26/03/25

IL MANUALE DI SOPRAVVIVENZA

…Tutto quello che serve è che ci sia lo stato di guerra.
   (G.Orwell, 1984)
 
Ci s’è impegnato, il francese Sécretariat Géneral de la Défence et de la Sécurité Nationale, nel redigere il governativo manuale di sopravvivenza in tempo di crisi (guerra e catastrofi equipollenti, epidemie ecc.). Dormiranno tra due guanciali i cugini d’oltralpe quando, ricevuto a casa il fondamentale opuscolo, potranno approntare il confortevole kit che dovrà comprendere, fra molte altre cose, acqua, scatolame, abiti, documenti, libri (che bizzarria…), giochi da tavolo ecc.
Più, naturalmente, contanti e cellulare perché dove vai se soldi e telefono non ce l’hai.
Hanno “il capo di stato più stupido d’Europa”, i cuginastri, ma andando a fiuto non è che altrove si sia messi meglio.

 

Sono a questo punto chiare la necessità e l’urgenza per noi tutti cittadini – europei  e non – di munirci d’un paccuto contro-manuale di autodifesa: che rechi dettagliate istruzioni per la protezione a oltranza da siffatto ceto politico, quello per intenderci che lautamente manteniamo nelle istituzioni europee e nazionali e la cui chiamata alle armi - dalla Vondertruppen in giù - fa vibrare d’entusiasmo i patrioti d’ogni lingua colore e risma, i trombettieri dell’informazione a gettone, le piazze per l’Europa qualunquecosavogliadire, le anime belle e guerrafondaie in scampagnata ventotenica, i qualunquisti e tutti quelli che è-una-questione-di-sicurezza. 

Le due risoluzioni - ReArm Europe e Aiuti (leggi armi, armi, armi…) all’Ucraina - approvate dal Parlamento Europeo (con anche gli italiani, esclusi i 5Stelle) danno la misura della follia che si è impossessata - e se la ride - dei lugubri dottor Stranamore ben avvitati alle stanze dei bottoni.
Una feroce / Forza il mondo possiede e fa nomarsi / Diritto.*

E dunque: 
- il Mantenimento del pieno sostegno all’Ucraina dopo tre anni di guerra di aggressione della Russia”, tradotto dal paraculese europeo significa - dopo oltre un milione tra morti e feriti in Ucraina e oltre un milione tra morti e feriti in Russia - sostegno al “piano per la vittoria” (sic) di Zelensky; dunque  niente negoziato e continuazione a oltranza della guerra.  
- l' Accoglimento del piano ReArm Europe per una difesa europea” (poi chiamato Readiness 2030 perché è più fico e fa meno impressione) è l’invenzione di una minaccia immediata e di un’impellenza militare per motivare il dispiegamento delle batterie di guerra, con l’obiettivo di  “conseguire la pace attraverso la forza” (sic) secondo il delirante piano della baronessa a sonagli Vonderbomben. 

Il massiccio riarmo spacciato come unico strumento per difendere democrazia e valori-occidentali-qualunque-cosa-eccetera: più che follia, è il ben congegnato piano di leader europei determinati, in una sorta di darwiniano struggle for life, a rimanere in vita sulle macerie dell’Europa mantenendone ruolo e privilegi politici ed economici, e riappropriandosi  del proprio posto nell’ordine mondiale. Costi quel che costi. Specialmente se i costi, appunto, li pagano i cittadini.
 
Il nostro indispensabile Manuale di Sopravvivenza dovrà allora prevedere una difesa a oltranza da tutto questo.

Occorrerà che dal basso, da noi, un’onda di tsunami travolga i sinistri dottor Stranamore stanandoli dagli angoli in cui si annidano: che siano le inutili perniciose cattedrali dei consessi europei e mondiali, che siano le sedi in cui prosperano fascismi di ritorno o mai estinti, che siano i partiti politici pavidamente ignavi, che siano i palchi romani inneggianti a un’ Europa guerrafondaia e grondanti della retorica a buon mercato di artisti, pennivendoli, opinionisti e tromboni assortiti pagati con soldi pubblici a nostra insaputa.

  

Una volta che si sia data aria alle stanze maleodoranti di un potere feroce e dei suoi ciechi servitorelli, della propaganda dell’informazione e dell’opinionisimo embedded, il manuale prescriverà che si abbatta il muro d’indifferenza col quale il nostro satollo fosco Occidente accetta i genocidi e la prevaricazione sugli ultimi della terra, alimenta e sostiene in armi e intreccia relazioni diplomatiche e affaristiche con regimi genocidari e liberticidi, scondizola all'abbaiare di mastini che erigono muri agli invalicabili confini, plaude ai poteri che riempiono i mari di corpi, di povere foglie cadute dall'albero degli uomini.

L’urlo che venga dal basso, dal fondo della nostra sopita umanità, che riempia piazze davvero spontanee, finalmente non accecate e prezzolate, che oltrepassi il silenzio delle chiese, che sovrasti il frastuono delle propagande, che vinca la peste dell’ignoranza: questo solo potrà essere il nostro Manuale di Sopravvivenza, la vera “difesa comune” del disumanato Occidente, l’unica che potrà consentirci - forse - d’essere ancora uomini e non pecore matte

*(A. Manzoni, Adelchi, atto quinto, scena ottava - 1822)
 
Sara Di Giuseppe - 26 marzo 2025

16/03/25

ADRIATICO transgender…

 


o GROTTAMMARE somara?

[Un centinaio di cartelli. Ma dopo 60 anni e 60 edizioni della corsa, è pure ripetente?]

 


 PGC - 16 marzo 2025

BASTA INSEGUIMENTI!


L’operato del conducente della Giulietta nell’inseguimento risulta essere stato conforme a quanto prescritto dalle procedure in uso alle Forze dell’ordine”….

….quando il fuggitivo,“opponendosi all’alt dei carabinieri, ha dato il via ad un inseguimento anomalo e tesissimo, ad elevatissima velocità lungo la viabilità cittadina, con una guida spregiudicata ed estremamente pericolosa, transitando con semafori rossi a pochi centimetri da veicoli in marcia regolare con rischio di collisioni, affrontando di notte, in contromano, curve alla cieca.”

     Meno male che “la risposta del carabiniere (alla guida della Giulietta) e la sua reazione sono state adeguate e controllate (!), rappresentando processi mentali automatici.” [qualunque cosa voglia dire]

Infatti, come succede nei film e nella vita… SCRATCH! - voilà lo schianto-col-morto: “solo” l’egiziano col motorino, stavolta. E bravi i carabinieri inseguitori, che con ardire e sprezzo del pericolo… bla-bla-bla.

     Mentre - con l’applausometro alle Forze dell’ordine - si archivia l’ennesimo inseguimento cittadino guardie-e-ladri che ci ha procurato tanta paura, parecchi danni, qualche ferito e un morto (quello “giusto”, s’arriva a dire!), e aspettiamo il prossimo, che nelle modalità sarà identico a questo, io sostengo che è sbagliato continuare così, all’americana. Non ha senso. E’ troppo pericoloso, per tutti.     

 Oggi il traffico è caotico ovunque: per l’eccessiva densità automobilistica, per lo stato pietoso delle strade, per l’ignoranza o il poco rispetto delle regole della circolazione, per la pessima visibilità, per il rumore, per i lavori edilizi e stradali (transenne, impalcature) per i semafori impazziti (e per niente intelligenti), per la contemporanea presenza di ogni tipo di veicolo pubblico e privato (a propulsione umana e a motore), ognuno con la sua velocità. 

Gente che va al lavoro o a spasso, che ha fretta, che ha i pensieri, che può non sentire, che parla, che aspetta alla fermata, che attraversa, che inciampa, che corre, che porta i figli a scuola, che esce dalla farmacia, che scende dal tram… che chissà quel che farà.  

Per dire: in questo caos, che è già un’impresa tornare a casa, come puoi reagire se di colpo – sirena o non sirena – ti trovi invischiato in un folle inseguimento? Scappi? Voli? Dove ti ripari? Ne hai il tempo? Devi avere culo mentre intorno succede il finimondo. Basta inseguimenti tra la gente che non c’entra!

PGC - 15 marzo 2025

05/03/25

IL VERTICE DEI FOLLI

 

Del resto tutti sanno che non esiste a livello di massa sistema pedagogico più persuasivo della guerra: in men che non si dica, essa fa delirare i governanti e perverte i popoli.

 

(Alberto Asor Rosa, Pedagogia della guerra, in: La guerra - Sulle forme attuali della convivenza umana - Einaudi, 2002)

 

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Capitava a volte che trovassi sconnessi gli elaborati di alcuni studenti, che mi apparissero incoerenti le argomentazioni, o poco chiara l'idea centrale, o debole l’iter logico.

Non m’ero imbattuta ancora - è evidente - in tutti questi elementi messi insieme nei documenti partoriti dallo scombicchierato Vertice Europeo di Londra sulla guerra in Ucraina (tanto europeo che c’era pure il Canada, e dei 27 membri Ue ne mancava circa la metà).

 

Sia come sia, è netta l’impressione di una congrega di folli - da segnalare per un TSO d’urgenza  - convocatisi con scomposto affanno per elaborare un temino dal titolo "Come evitare a tutti i costi che si faccia un accordo di pace e soprattutto che lo facciano quelli là senza di noi”: che ha tutti i profili di un compitaccio mal riuscito, frettolosamente rabberciato negli ultimi minuti prima della campanella per la ricreazione.

 

Parole grosse, quelle del Vertice: con quelle, si sa, si vince facile. 

 

Ecco allora la difesa dei valori occidentali qualunque cosa voglia dire; ecco la perentoria necessità di mantenere il flusso di aiuti militari con la comica finale di una coalizione dei volenterosi per difendere l’accordo con l’Ucraina…

 

Insomma: nella logica del si vis pacem para bellumora finalmente sappiamo che - Ursula dixit -  “la pace duratura si costruisce con la forza” (apperò, e noi a pensare che invece fosse la guerra…).

 

"Abbiamo bisogno di un incremento massiccio nella difesa, senza dubbio - è la Vondertruppen che parla [ma il dubbio è: "difesa" da che e da chi?] - perchè “è importante prepararci al peggio” (sic). 

E, va da sé, bisogna continuare ad armare quel che resta dell'Ucraina.


Ancora: ecco la proposta di un Military fund coi fondi non spesi del Next Generation Eu e con l’imprescindibile aumento della spesa militare su base nazionale; accompagnato, il tutto, dalla geniale ipotesi di riconversione industriale verso la Difesa che dovrebbe in un amen risollevare le sorti della produzione industriale europea (nella quale solo l’industria delle armi prospera da tre anni con picchi iperbolici in borsa, a cominciare dall'italiana Leonardo).

Apoteosi di questo Tre passi nel delirio è il progetto di una generosa “Banca del riarmo” (eccaallà) finanziata con un capitale iniziale fornito dagli stati ed alimentata da fondi raccolti sul mercato.

 

E dunque: un Vertice dei folli per vertici di follia. Perché chiunque abbia studiato storia alle elementari sa che dappertutto e sempre, dove ci sia stato ammassamento di armi, c’è stata guerra; che le armi una volta prodotte saranno usate, per la gioia delle lobby di armi e finanza.

E qui per fortuna la guerra c’è già, ci siamo portati avanti col lavoro: non resta che continuarla. Elementare. 

 

Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant scriveva Tacito e vale per l’Occidente di oggi e di ieri: vale per le grandi potenze e vale per quel gruppo di svalvolati capi di governo europei decisi a stravolgere financo le parole sovvertendone il senso e chiamando sicurezza il riarmo all’infinito  e la prosecuzione della guerra. 


Perché conta che ci siano sempre confini da “difendere”, popoli da ricacciare indietro, armi da produrre e sistemi bellici da usare per i nostri deliri di accaparramento del mondo.

E deserti da fare perché possano chiamarsi pace.

 

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Ogni guerra, sul nascere, divora immediatamente migliaia e migliaia di dichiarazioni, prese di posizione, contrasti, dibattiti […].Poi man mano che il conflitto vero [...] cresce e si dilata, si attenuano le voci, smorzate dalla loro stessa contraddittorietà e vacuità; aumentano invece i richiami all’appartenenza, all’identità, alla solidarietà a tutti  costi. 


E subito non resta che un nudo, prepotente imperativo: vincere, vincere, vincere […]

        (Alberto Asor Rosa, Ibidem)

Sara Di Giuseppe - 5 marzo 2025

 

Sarebbe ora che qualcuno rinsavisse

... (almeno riguardo alla questione ucraina)


    Invece di continuare tutti eleganti a riunirsi di qua e di là solo per sbaciucchiarsi, fotografarsi e far più o meno finta di litigare, chiacchierando senza mai combinare niente, sarebbe ora che qualcuno dei 27 inquilini europei - almeno 1, per esempio l’Italia - ribaltasse finalmente il tavolo imbandito dichiarando forte, ma anche pacatamente, almeno per sé: 

 

-         Noi non aumenteremo neanche di 1 centesimo le nostre spese militari, anzi gradualmente le diminuiremo. Abbiamo da fare cose più importanti e urgenti.

 

-         Noi ci dichiariamo militarmente neutrali rispetto a tutti i contendenti, offrendo, se richiesti, solo forze diplomatiche.

 

-         Noi non manderemo più armi e munizioni a nessuno, nemmeno un fucile.

-         Manderemo invece, secondo le nostre possibilità, solo aiuti umanitari: cibo, medici e medicine, volontari civili, vestiario, mezzi e attrezzature abitative utili.

 

-         Non manderemo assolutamente nostri soldati, a nessun titolo.

 

-         Non parteciperemo di diritto al succulento bottino di guerra (ricostruzioni e simili): dividetevelo voi, litigando in pace…

 

-         Non usciamo dall’Europa, ma vorremmo contare, pulirla. Rispettandone i principi fondativi e la nostra Costituzione.

 

PGC - 3 marzo 2025

02/03/25

FULCO PRATESI alla Sentina

      Sarà stato il 1988 o ‘89, quando riuscimmo come “Lista Verde San Benedetto” a farlo venire qua. Più di 35 anni fa. Ma lui era già Fulco Pratesi. La nostra Sentina invece non era niente, solo una palude abbandonata e depressa, infestata di cacciatori che facevano il loro mestiere. 

Andammo a prenderlo in stazione, e nel percorso verso la Sentina (con una Renault 11 grigio-topo, una Fiat 127 Rustica color sabbia e una R4 rossa) noi sei (Pietro D’A., Romano, Pietro R., Mauro, Clelio, Giorgio, … più qualcun altro che non ricordo) ce lo coccolammo come un fratello. Orgogliosi e felici per averlo vicino e parlarci, il Fulco Nazionale, il più ambientalista di tutti, un faro.

      In Sentina nel tardo pomeriggio, lasciate le auto e procedendo a piedi, Pratesi guardava intorno e lontano, e aveva quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così, e dopo un po’ una smorfia: “Tutto qui?” 

Beh sì, la Sentina è questa, vorremmo farne una Riserva, magari piccola, ci sono strani uccelli, dei laghetti, la Torre sul Porto…  

“Ma quella è una casa vecchia, e pure cadente…” – Sì, però anticamente… parlò Pietro per tutti noi, che avremmo voluto sotterrarci… 

Pratesi era deluso, non ce lo nascose.

 

      Fu così che avemmo un moto d’orgoglio: lo facemmo infangare fino alle ginocchia, in su e in giù, vicino alle papere fuggiasche, fin quasi all’argine del Tronto, e poi sui sassi della spiaggia, tra rottami, calcinacci, avanzi di alberi, e di barche… Fino a notte. Lo stancammo, noi eravamo giovani…

E Pratesi capì. Ci disse bravi, ci incoraggiò, ci promise aiuto.

      Poi la Riserva Naturalistica SENTINA si fece. Quando glielo comunicammo quasi non ci credeva, ci regalò un suo quadro che arredò per anni l’ufficio comunale della Sentina. Promise di tornare. Non tornò.

      È solo - scritto come viene viene - un mio appannato ricordo pieno d’affetto e stima per una figura luminosa, oggi che in tutti gli stupidi giornali e telegiornali FULCO PRATESI viene raccontato (nei coccodrilli) come quello che non faceva la doccia per non consumare l’acqua “…beh, mi basta una spugnetta umida”, che usava lo sciacquone del water solo ogni 3 pipì, che metteva solo camicie scure, che non serve lavarle spesso…

      Giornalisti vergognatevi! Ve lo direbbe anche Fulco, eh… quante volte ve lo ha detto… giustamente, e con un sorriso.

 

PGC - 1 marzo 2025